SEO e intelligenza artificiale: come farsi trovare da AI Overview, AI Mode e ChatGPT

SEO e intelligenza artificiale come farsi trovare da AI Overview, AI Mode e ChatGPT
Indice dei contenuti

Fino a poco tempo fa il percorso era sempre lo stesso: una persona scriveva una domanda su Google, scorreva i dieci link blu e cliccava su quello che le sembrava più promettente. Oggi le cose sono cambiate. Sempre più spesso, prima ancora dei risultati, compare una risposta scritta dall’intelligenza artificiale, che riassume le informazioni prese da diversi siti e, in molti casi, soddisfa la curiosità dell’utente senza che questo debba cliccare da nessuna parte.

In Italia questo cambiamento ha due date precise. A marzo 2025 sono arrivate le AI Overview, i riassunti generati dall’intelligenza artificiale che appaiono in cima alla pagina dei risultati. L’8 ottobre 2025, un anno fa, è stata la volta di AI Mode, la modalità di ricerca conversazionale basata su Gemini. Nel frattempo milioni di persone hanno preso l’abitudine di cercare informazioni direttamente su ChatGPT, Perplexity o Gemini, saltando del tutto il motore di ricerca tradizionale.

Per chi ha un sito web, e in particolare per le piccole e medie imprese che contano su Google per farsi trovare da nuovi clienti, la domanda è inevitabile: la SEO serve ancora? E se sì, come va cambiata?

La risposta breve è che la SEO non solo serve ancora, ma è diventata ancora più importante. Cambia però l’obiettivo: non basta più comparire tra i primi risultati, bisogna diventare una fonte che l’intelligenza artificiale sceglie di citare. In questo articolo vediamo cosa è cambiato in un anno, quali effetti ha avuto sul traffico dei siti e cosa puoi fare concretamente, da subito, per non sparire dalla nuova ricerca.

Cosa è cambiato nella ricerca online in un anno

Prima di parlare di strategie, vale la pena capire bene con quali strumenti abbiamo a che fare. Non sono tutti uguali e non funzionano allo stesso modo.

AI Overview: la risposta prima dei risultati

Le AI Overview sono quei riquadri che compaiono in cima alla pagina di Google per alcune ricerche, soprattutto quelle informative: domande del tipo “come si fa”, “cos’è”, “qual è la differenza tra”. Google genera un testo di sintesi e, accanto o sotto, mostra i link ai siti da cui ha preso le informazioni.

Non compaiono per tutte le ricerche. Per una query come “scarpe da running uomo” o “ristorante pesce Livorno” è più facile vedere i classici risultati, le schede dei prodotti o la mappa con le attività locali. Ma per una domanda come “ogni quanto va fatta la manutenzione della caldaia” la risposta dell’intelligenza artificiale occupa buona parte dello schermo, spingendo i risultati organici molto più in basso.

AI Mode: la ricerca diventa una conversazione

AI Mode è un passo ulteriore. Si attiva da una scheda dedicata nella pagina di Google e trasforma la ricerca in un dialogo: l’utente fa una domanda, riceve una risposta articolata, poi può fare domande di approfondimento come farebbe con un consulente. Dietro le quinte, Google scompone la richiesta in tante ricerche più piccole, le esegue tutte e mette insieme il risultato.

Per chi ha un sito, questo significa una cosa importante: la tua pagina può essere letta e usata anche per domande che non contengono esattamente le parole chiave per cui l’hai ottimizzata. Conta sempre di più quanto il contenuto risponde davvero a un bisogno, e sempre meno la corrispondenza esatta delle parole.

ChatGPT, Gemini e Perplexity: la ricerca fuori da Google

Il terzo fronte è quello degli assistenti conversazionali. ChatGPT, che a ottobre 2025 aveva dichiarato oltre 800 milioni di utenti settimanali, oggi integra una funzione di ricerca sul web e mostra le fonti da cui prende le informazioni. Lo stesso fanno Perplexity e Gemini.

Molte persone li usano già per attività che prima facevano su Google: confrontare prodotti, scegliere un fornitore, capire come risolvere un problema. Quando chiedono “quali agenzie in Toscana realizzano siti per aziende” o “come scegliere un impianto di climatizzazione per un ufficio”, la risposta che ricevono cita alcuni siti e ne ignora altri. Essere tra quelli citati è la nuova forma di visibilità.

Cosa significa tutto questo per il traffico del tuo sito

Veniamo alla domanda che preoccupa di più chi gestisce un sito aziendale: quanti visitatori si perdono?

Meno clic sulle ricerche informative

I dati raccolti nell’ultimo anno sono piuttosto chiari. Uno studio del Pew Research Center, pubblicato a luglio 2025 e basato su circa 70.000 ricerche reali, ha rilevato che quando compare un’AI Overview gli utenti cliccano su un risultato organico solo nell’8% dei casi, contro il 15% delle ricerche senza riassunto. I clic sui link presenti all’interno del riassunto stesso sono ancora più rari: circa l’1%.

Un’analisi di Ahrefs su 300.000 parole chiave, aggiornata a inizio 2026, va nella stessa direzione: per le ricerche in cui compare un’AI Overview, la pagina in prima posizione riceve in media il 58% di clic in meno rispetto a prima dell’arrivo dei riassunti.

Sono numeri che fanno impressione, ma vanno letti con attenzione. Riguardano soprattutto le ricerche informative, quelle in cui l’utente vuole solo una risposta veloce. Se il tuo sito vive di articoli che spiegano concetti generici, è probabile che tu abbia già visto un calo. Se invece il tuo sito serve a far conoscere un’azienda, un servizio o un prodotto, la situazione è diversa.

Le ricerche che portano clienti cambiano meno

Chi cerca “commercialista a Empoli”, “preventivo infissi in alluminio” o “fornitore di imballaggi per alimenti” non vuole un riassunto: vuole trovare qualcuno a cui affidarsi. Per queste ricerche, che sono quelle che portano davvero contatti e vendite, i risultati tradizionali e le schede locali di Google restano centrali.

Anzi, c’è un aspetto positivo. Le persone che arrivano sul tuo sito dopo aver letto una risposta dell’intelligenza artificiale sono spesso più informate e più vicine alla decisione. Hanno già capito il problema, hanno già un’idea delle soluzioni, e cliccano sul tuo sito perché vogliono sapere se sei la persona giusta. Meno visite, quindi, ma potenzialmente più qualificate.

La nuova metrica: essere citati

Il cambiamento più profondo è di mentalità. Per vent’anni l’obiettivo della SEO è stato il clic. Oggi una parte del valore si sposta sulla citazione: il tuo marchio che compare nella risposta di Google o di ChatGPT, anche se l’utente non visita subito il sito.

Pensa a cosa succede quando qualcuno chiede a un assistente “quali sono le aziende che producono componenti in acciaio inox in Toscana” e il nome della tua azienda compare tra i tre suggeriti. Magari non clicca subito, ma la prossima volta che cerca il tuo nome su Google, o che ti vede su LinkedIn, ti riconosce. È una forma di visibilità più simile al passaparola che alla pubblicità.

SEO, GEO, AEO: serve davvero una nuova disciplina?

Nell’ultimo anno sono nate sigle nuove come GEO (Generative Engine Optimization, ottimizzazione per i motori generativi) e AEO (Answer Engine Optimization, ottimizzazione per i motori di risposta). Molti le presentano come una rivoluzione che manda in pensione la SEO tradizionale. La realtà è più semplice.

Google stesso, nella sua documentazione ufficiale per chi gestisce siti, lo dice chiaramente: non esistono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali per comparire nelle AI Overview o in AI Mode. Per essere presa in considerazione, una pagina deve semplicemente essere indicizzata e idonea a comparire nei risultati con un’anteprima di testo. Non servono file particolari, codici segreti o markup dedicati.

Questo non vuol dire che non cambi nulla. Vuol dire che le buone pratiche di sempre diventano decisive, e che alcune che prima erano facoltative ora fanno la differenza. Un contenuto vago, scritto per inseguire una parola chiave, con le informazioni sparse e nascoste, una volta poteva comunque posizionarsi. Oggi difficilmente verrà scelto da un sistema che deve estrarre una risposta chiara e affidabile.

In altre parole: se il tuo sito era già fatto bene, sei a buon punto. Se si reggeva su qualche scorciatoia, è il momento di rimetterci mano.

Come scrivere contenuti che l’intelligenza artificiale sceglie di citare

Vediamo allora, in pratica, come rendere i contenuti del tuo sito più “citabili”. Nessuno può garantire di comparire in un’AI Overview o in una risposta di ChatGPT, ma ci sono caratteristiche che aumentano di molto le probabilità.

Rispondi subito, poi approfondisci

I sistemi di intelligenza artificiale cercano passaggi che rispondano in modo diretto a una domanda. Se la risposta è nascosta al quinto paragrafo, dopo una lunga introduzione generica, è molto più difficile che venga individuata.

La regola è semplice: all’inizio di ogni sezione, dai la risposta in due o tre frasi chiare. Poi approfondisci con dettagli, esempi e sfumature. È lo stesso principio della piramide rovesciata usato nel giornalismo, ed è anche quello che apprezzano i lettori in carne e ossa, che spesso leggono solo l’inizio di ogni paragrafo.

Per esempio, se scrivi una pagina su “quanto costa un impianto fotovoltaico per un’azienda”, non partire con tre paragrafi sull’importanza delle energie rinnovabili. Parti con una forbice di prezzo realistica e spiega subito da cosa dipende. Il resto viene dopo.

Usa titoli che sono domande vere

Un modo efficace per organizzare i contenuti è usare come titoli di sezione le domande che i tuoi clienti ti fanno davvero. Quelle che senti al telefono, che ricevi via email, che emergono nelle riunioni con i commerciali.

Questo approccio funziona per due motivi. Da un lato rende la struttura della pagina chiarissima, sia per le persone sia per i sistemi automatici che la analizzano. Dall’altro ti allinea al modo in cui le persone interrogano oggi gli assistenti: non con due parole chiave secche, ma con domande complete, spesso lunghe e molto specifiche.

Un buon esercizio è chiedere al tuo ufficio commerciale o all’assistenza clienti di annotare per un mese le domande ricorrenti. Ti ritroverai con un elenco di argomenti molto più prezioso di qualsiasi strumento di ricerca delle parole chiave.

Porta dati, esempi ed esperienza diretta

Le intelligenze artificiali sono bravissime a riassumere le informazioni generiche che si trovano ovunque. Per questo i contenuti generici hanno sempre meno valore: se il tuo articolo dice le stesse cose di altri cento, non c’è alcun motivo per citare proprio te.

Quello che fa la differenza è ciò che solo tu puoi dire: i numeri della tua esperienza (“nei progetti che abbiamo seguito, i tempi medi di consegna sono…”), i casi concreti, gli errori che vedi fare ai clienti, le opinioni motivate. Google chiama tutto questo E-E-A-T, cioè esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità, ed è uno dei criteri con cui valuta la qualità di un contenuto.

Anche i piccoli dettagli aiutano: firmare gli articoli con il nome di una persona reale, con una breve presentazione del suo ruolo; indicare la data di pubblicazione e di aggiornamento; citare le fonti quando riporti un dato.

Aggiorna i contenuti che hai già

Non serve per forza scrivere decine di nuovi articoli. Spesso il lavoro più utile è riprendere le pagine che già esistono e migliorarle: aggiornare i dati, aggiungere una risposta chiara in apertura, riorganizzare i titoli, eliminare le parti superate.

I sistemi di intelligenza artificiale tendono a preferire informazioni recenti, soprattutto su argomenti che cambiano nel tempo come prezzi, normative o tecnologie. Una guida del 2021 che non è mai stata aggiornata difficilmente verrà considerata affidabile nel 2026.

Le basi tecniche da non trascurare

Accanto ai contenuti, ci sono alcuni aspetti tecnici che diventano ancora più importanti quando a leggere il sito sono anche le macchine.

Lascia entrare i robot giusti

Ogni motore di ricerca e ogni assistente usa dei programmi automatici, chiamati crawler, per leggere le pagine dei siti. Il file robots.txt del tuo sito decide quali di questi programmi possono entrare e quali no.

Capita più spesso di quanto si pensi che un sito blocchi, magari per una vecchia impostazione o per un plugin di sicurezza troppo zelante, proprio i crawler che servono. Se vuoi comparire nelle risposte di ChatGPT, per esempio, il crawler di ricerca di OpenAI (OAI-SearchBot) deve poter accedere al sito. Vale la pena chiedere a chi gestisce il tuo sito di fare una verifica: bastano pochi minuti.

Un consiglio in più: registra il sito anche su Bing Webmaster Tools, oltre che su Google Search Console. Diversi assistenti si appoggiano anche ai risultati di Bing per le loro ricerche, ed è un passaggio che molte aziende trascurano.

Dati strutturati coerenti con la pagina

I dati strutturati sono informazioni aggiuntive, invisibili all’utente, che descrivono in modo standard il contenuto della pagina: questa è un’azienda, questo è il suo indirizzo, questo è un prodotto con questo prezzo, questa è una domanda frequente con la sua risposta.

Google precisa che non servono dati strutturati speciali per l’intelligenza artificiale, ma raccomanda che quelli presenti siano coerenti con il testo visibile. Per un’azienda, il minimo indispensabile è descrivere correttamente l’organizzazione, i contatti, la sede e, se ci sono, i prodotti. Se il tuo sito è fatto con WordPress, plugin come Yoast o Rank Math se ne occupano in buona parte in automatico.

Velocità e leggibilità

Un sito lento, pieno di finestre che si aprono e di contenuti caricati a fatica, è difficile da leggere per le persone e anche per i sistemi automatici. Le regole di sempre restano valide: pagine veloci, testi leggibili, una struttura chiara. Se vuoi approfondire, abbiamo dedicato una guida completa ai Core Web Vitals e una a come testare la velocità di un sito web.

Attenzione anche ai contenuti importanti nascosti dentro immagini, PDF scansionati o video senza testo: quello che non è scritto in forma di testo, per un sistema di intelligenza artificiale, spesso semplicemente non esiste.

Il marchio conta più che mai

C’è un aspetto che la SEO tradizionale tendeva a sottovalutare e che oggi diventa centrale: la reputazione del marchio fuori dal tuo sito.

Quando un assistente deve decidere quali aziende suggerire, non guarda solo il tuo sito. Mette insieme quello che trova in giro: recensioni, articoli che parlano di te, elenchi di settore, interviste, discussioni nei forum, profili social. Un’azienda di cui si parla in modo coerente e positivo in più posti ha molte più probabilità di essere citata.

In pratica, questo significa curare alcune cose che spesso restano in fondo alla lista:

La scheda Google Business Profile, completa e aggiornata, con foto, orari, servizi e soprattutto recensioni a cui rispondi con regolarità. Per le ricerche locali resta uno degli strumenti più potenti in assoluto.

La coerenza delle informazioni: nome, indirizzo, telefono e descrizione dell’attività dovrebbero essere uguali ovunque, dal sito ai social agli elenchi online.

Le menzioni su siti autorevoli: un articolo sul giornale locale, la presenza nel sito dell’associazione di categoria, una collaborazione con una fiera di settore. Sono segnali che rafforzano la tua credibilità agli occhi delle persone e degli algoritmi.

Come misurare la visibilità nell’era dell’intelligenza artificiale

Misurare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul proprio sito non è ancora semplice come vorremmo, ma qualche strumento c’è.

Google Search Console include i dati delle AI Overview e di AI Mode all’interno del normale rapporto sul rendimento, nella ricerca web. Non li separa dal resto, ma puoi tenere d’occhio l’andamento di impressioni e clic: se le impressioni restano stabili o crescono mentre i clic calano, è probabile che una parte delle tue ricerche sia ora coperta dai riassunti.

Google Analytics 4 ti permette di vedere quante visite arrivano da chatgpt.com, perplexity.ai, gemini.google.com e simili. Basta guardare le sorgenti di traffico di riferimento. Sono numeri ancora piccoli per la maggior parte dei siti, ma in crescita, e spesso sono visite di ottima qualità.

Infine, c’è il metodo più semplice di tutti: fai tu le domande. Prendi le cinque o sei domande più importanti per il tuo settore e chiedile a Google, ad AI Mode, a ChatGPT e a Perplexity. Annota chi viene citato. Ripeti l’esercizio ogni mese. Non è un metodo scientifico, ma ti dà un’idea molto concreta di dove sei e di chi sono i tuoi veri concorrenti nella nuova ricerca.

Da dove partire: 8 passi concreti

Se vuoi iniziare subito, ecco una sequenza di azioni in ordine di priorità.

  1. Controlla il file robots.txt e verifica che il sito sia accessibile ai crawler di Google, Bing e degli assistenti che ti interessano.
  2. Registra il sito su Bing Webmaster Tools, se non l’hai ancora fatto.
  3. Raccogli le 20 domande più frequenti dei tuoi clienti con l’aiuto di commerciali e assistenza.
  4. Scegli le 5 pagine più importanti del sito e riscrivi l’apertura di ogni sezione in modo che dia subito una risposta chiara.
  5. Aggiungi dati, esempi e casi reali a quelle pagine, con autore e data di aggiornamento.
  6. Completa e aggiorna la scheda Google Business Profile, rispondendo a tutte le recensioni.
  7. Imposta in Google Analytics 4 un rapporto sulle visite provenienti dagli assistenti di intelligenza artificiale.
  8. Fai il test delle domande su Google e sugli assistenti, annota i risultati e ripetilo ogni mese.

Conclusione

L’intelligenza artificiale non ha ucciso la SEO, ma l’ha costretta a tornare alla sua essenza: essere la risposta migliore a una domanda reale. Le scorciatoie funzionano sempre meno, mentre i contenuti utili, chiari e basati sull’esperienza valgono più di prima.

Meno traffico non significa meno clienti

È probabile che nei prossimi mesi le visite provenienti dalle ricerche informative continuino a calare. Ma per la maggior parte delle aziende il sito non serve a raccogliere visite: serve a generare contatti, richieste di preventivo, vendite. E chi arriva oggi sul tuo sito dopo essersi informato con l’intelligenza artificiale è spesso un contatto più maturo e più interessato.

La visibilità si costruisce anche fuori dal sito

Recensioni, menzioni, una scheda Google curata, informazioni coerenti ovunque: tutto contribuisce all’immagine che gli assistenti si fanno della tua azienda. La SEO, oggi, è sempre più vicina alla costruzione del marchio.

Il momento giusto per muoversi è adesso

Siamo ancora in una fase in cui molte aziende, soprattutto tra le piccole e medie imprese italiane, non hanno iniziato a occuparsi di questi temi. Chi si muove ora ha un vantaggio concreto: le fonti che oggi l’intelligenza artificiale impara a considerare affidabili sono quelle che continuerà a citare domani.

Se vuoi capire come si comporta il tuo sito nella nuova ricerca e da dove conviene iniziare, contattaci: analizziamo insieme la situazione e ti proponiamo un piano su misura.

Quale topic ti interessa?

Realizziamo il tuo sito web creando un'esperienza utente unica

Niente pacchetti o modelli preconfezionati. Una soluzione che rappresenta al 100% l’identità della tua azienda!

Articoli correlati
Accessibilità e-commerce: cosa chiede l'European Accessibility Act e come mettersi in regola

Accessibilità e-commerce: cosa chiede l’European Accessibility Act e come mettersi in regola

Google Search Console: cos’è e come usarla per migliorare la SEO del tuo sito

Google Search Console: cos’è e come usarla per migliorare la SEO del tuo sito

Chatbot sul sito web: come usarlo bene e in regola con l’AI Act

Chatbot sul sito web: come usarlo bene e in regola con l’AI Act

Non perderti neanche un aggiornamento da Spritzy!

Iscriviti a Pixel & Strategy, la newsletter di Spritzy. Ogni mese ti condivideremo una selezione dei nostri contenuti e una raccolta di guide utili per ottimizzare il tuo sito web.